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Se pensavate che la saga della Monza Resegone fosse terminata con la cronaca della gara dovrete sopportare invece un nuovo racconto. Il vostro scrittore podista infatti ha nuovi sperticati consigli:

Il recupero dopo gara

Rimarranno delusi però che si aspettano tecnici, tabelle e raffinate pratiche, per le quali non avrei la competenza necessaria, ma sono sicuro comunque di toccare nel segno rivelando la mia ricetta:

una bella vacanza all’isola d’Elba !!!!

Per altre ragioni infatti con la mia famiglia avevo, molto tempo prima dell’iscrizione che decidessimo di partecipare alla Monza Resegone, una vacanza all’Elba con insolita partenza lunedì 22 giugno.

Dopo qualche tentennamento non ho comunque resistito dall’inserire in valigia scarpe ed abbigliamento da corsa, sarà anche utile il riposo, il cross training e tutte le opportunità di vacanza attiva senza la correre, ma come si fa a rinunciare a ”corrersi” la vacanza e viverla in profondità proprio attraverso quel gesto che ci tiene impegnati anche quando il tempo non lo abbiamo?

Quello che vi propongo quindi, per il prossimo anno o per le prossime vacanze dopo qualche gara impegnativa od importante, è di godersi fino in fondo delle belle corse in posti nuovi, senza l’assillo del cronometro, del ritmo da tenere o del traguardo da raggiungere, ma di cercare percorsi nuovi, magari percorrendo qualche bel sentiero ovunque ci porti, di ammirare i paesaggi, di fermarsi per qualche foto.

Il fisico quindi si stancherà ugualmente, ma credo che, dopo i 1297,5 chilometri percorsi sino al 20 giugno, le 19 gara effettuate, i 2 nuovi personali  di Mezza e di Maratona, oltre a tutti gli impegni quotidiani, sia il cervello che abbia più bisogno di staccare un po’ la spina, e quale modo migliore di farlo correndo per qualche giorno solo per il gusto di farlo?

Oggi quindi vi descrivo brevemente la prima delle mie corse elbane del 24 giugno, dalla Biodola fino alla cima della promontorio dell’Enfola e ritorno, per quasi 13 chilometri, in parte su strada, in parte su sentiero, in parte sulla spiaggia con circa 400 metri di dislivello complessivo di salita e discesa.

Verso le 17 quindi lascio la famiglia sotto gli ombrelloni e mi appresto, armato di macchina fotografica in vita, a lasciare la spiaggia della Biodola per risalire lungo la strada fino al bivio per Forno, come avevo studiato attentamente sulla mappa prima della partenza, per continuare, lungo la discesa successiva, tra le recinzioni di belle case circondate da giardini, fino al termine della strada dopo circa 1,5 chilometri. Da qui partono alcuni sentieri, ma decido di proseguire lungo la strada privata chiusa al traffico da una sbarra che continua a mezza costa lungo il litorale che mi aspettavo girasse tutt’intorno al piccolo promontorio per raggiungere la località di Viticcio per quello che, nella mia mappa di 20 anni fa, era segnalato come il sentiero nr.50.

Il tratto è un po’ assolato ma la temperatura è almeno 10 gradi meno di quella torrida di questi giorni e la vista di tutto il tratto frastagliato di costa impagabile: le acque chiare verso riva si fanno via via di un blu intenso intervallato da macchie più chiare e verdi che segnalano un cambi di fondale. Sullo sfondo poi, in alto domina il versante nord est del Monte Capanne che si staglia maestoso con i sui 1019 metri di altezza. Ben presto però, un nuovo cancello mi sbarra la strada, addio sentiero 50, è necessario tornare indietro fino al bivio precedente e mi incammino quindi lungo il sentiero 49, che promette di raggiungere Viticcio in 20 minuti (ma il vostro runner, pur con soste fotografiche, ce ne metterà molto meno).

La parte nord dell’Isola è molto verde, e la vegetazione ricorda molto quella che si incontra lungo i bellissimi sentieri costieri del Levante ligure, e così tra i pini marittimi risalgo lungo il sentiero 49 che scavalca il promontorio che volevo aggirare. Come spesso ho provate anche in Liguria, questi sentieri sembrano a tratti dei ruscelli in secca, tra pietre e tratti scavati nella terra rossiccia. Mi godo l’ombra, ma, avvicinandomi alla cima (circa 90 metri), dopo più o meno 3 chilometri, i pini lasciano lo spazio ad un fitto bosco di lecci che rendono l’ombra ancora più intensa. Si intravede ora, avendo scollinato, il nuovo tratto di costa luccicante fino a Viticcio e la penisola dell’Enfola sovrastata dal monte omonimo.

Scendo quindi veloce lungo il sentiero che segue tortuoso e ricco di tornanti, qualche salto tra i sassi e sono nuovamente tra quota 20-30 metri sul mare lungo la costa, i lecci si sono diradati lasciando spazio a macchia e corbezzoli. Raggiungo quindi quel piccolo gruppo di case bianche arrampicate sulle costa scoscesa che prende il nome di Viticcio, tra le quali vi sono le scalette che conducono verso le piccole spiagge sottostanti. Bello questo Viticcio, terminale della strada che da Portoferraio segue la costa nord contraddistinta dalle bellissime spiagge bianche, sembra tranquillo e rilassato sotto il sole. Supero quindi un primo albergo e raggiungo ora la strada provinciale che, dopo una breve salita, mi porta al bivio per l’Enfola e da qui prosegue in discesa per circa un chilometro raggiungendo l’Enfola.

Mi fermo quindi all’ingresso del campeggio che con terrazze degradanti scende verso il mare a chiedere informazioni per raggiungere la cima del successivo monte.

All’Enfola c’è anche una delle sedi del Parco dell’arcipelago toscano, che sfrutta i vecchi edifici che originariamente costituivano la tonnara dell’Enfola poi chiusa alla fine degli anni ’50 dopo circa 400 anni di attività. La penisola è collegata al resto dell’isola da un stretto istmo largo non più di una cinquantina di metri, credo, con il mare da entrambe le parti. Sono all’incirca al 5° chilometro, proseguo quindi lungo la strada sterrata del promontorio che dopo circa un chilometro e mezzo di tornanti mi porta alla cima, sede durante l’ultima guerra, di una batteria che controllava con la propria gittata la metà del tratto di mare fino a Piombino, dove ve n’era posizionata un'altra che controllava il rimanente tratto.

Allo spettacolo del versante verso ovest che sino qui vi ho descritto, dall’Enfola non posso non commentare la magnificenza delle falesie bianche che verso est fanno da cornice alle bianche spiagge di Acquaviva, poi, più in là, dopo il capo, di Sansone fino a quella di Capo Bianco.

E’ ormai tempo di tornare, come potete immaginare il semplice dietro front disvela una nuova prospettiva a tutto quanto vista in precedenza, proseguo quindi per lo stessa strada, tornado a Viticcio e poi a Forno, deviando però da qui verso una strada pedonale più in basso che raggiunge il piccolo borgo di Scaglieri e, da qui, togliere le scarpe e proseguire lungo la spiagga, che si collega infine nuovamente alla Biodola dopo 12,76 chilometri.

Alla prossima avventura: da Marina di Campo alla spiagga di Fonza.

Marco Mariani

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