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Storia di un’avventura

Quest’avventura è iniziata già da giugno dello scorso anno, appena finita la 24x1h di Saronno 2015.

Avevo già deciso che nel 2016 avrei portato 3 squadre di cui una solo femminile, detto fatto.

Alla fine delle campestri ho iniziato a comporre le squadre e nel giro di un mesetto era già tutto fatto, adesso bisogna convincere il consiglio Euroatletica a cacciare il “grano”, per fortuna la decisione è stata positiva e addirittura ho avuto carta bianca. A maggio i primi problemi, avevo 72 atleti pronti x la kermesse di giugno, ma non avevo fatto i conti con gli infortuni, con le ferie e altro. La squadra femminile e la squadra C sono quelle che hanno avuto + defezioni, tanto che fanno passare la voglia di organizzare qualcosa. Su 24 atleti la C ne ha persi 10, la femminile ne ha persi 8; se nella C ho rimediato facilmente prendendo qua e là, nella femminile è stato un grosso problema, visto il numero ridotto di tesserate, però alla fine è andata anche questa.

L’ultima settimana è stata una tragedia greca, altre rinunce, altri infortuni, incredibile, fin anche la sera prima della gara una rinuncia. Tutto fa pensare che non bisogna farla sta gara, ma io sono calabrese, sono testa dura, e accettando due ragazze esterne alla società la squadra è finita, e colgo l’occasione x ringraziarle.

La mattina ci sorprende, piove!!!!! Pazienza, si montano i gazebo nuovi acquisti Euroatletica, consegno le liste degli atleti e tutti i preliminari. Le prime 5/6 ore filano lisce, i nostri vanno alla grande, si combatte addirittura x la prima posizione, si riesce anche ad esserci in testa, dura poco però è piacevole.  Siamo in mezzo a una bolgia, tra musica, urla di incitamento, tuoni e fulmini, però si continua, tocca a me, nonostante i pochi km nelle gambe riesco ad ottenere un’ottima prestazione, io il merito lo do all’adrenalina accumulata nei giorni precedenti. Ogni tanto tra uno scroscio d’acqua e un raggio di sole arriva uno spavento di qualcuno che arriva in ritardo e io ovviamente comincio a martoriare il cellulare, poi tutto ritorna nella normalità. Nel frattempo sotto i nostri gazebo regna l’allegria, si ride e si scherza, i nostri ragazzi vanno e vengono alternandosi e tutti quelli che arrivano portano qualcosa da mettere nello stomaco, dolci, frutta, focacce, pizzette e tortine di tutti i tipi, ovviamente c’è anche da bere.

E’ una festa proprio come l’avevo immaginata, in più c’è l’ottima idea dell’acquisto di un megafono, che io naturalmente ho usato contro i nostri atleti prendendoli in giro man mano che correvano, insomma una bellissima festa. Tutte le feste di solito hanno un bel finale, questa sembrerebbe di no: alle 3,30 nel cuore della notte non ho notizie di un nostro atleta che dovrebbe partire alle 5,00, vabbè è ancora presto, ma i minuti passano e lui non si vede. Decido di chiamare e dopo un po’ di squilli a vuoto arriva a me una telefonata da parte sua che mi dice: chi è che rompe a quest’ora? Risposta: sono Britta, ma porca miseria dovevi essere qua a correre dove sei? E lui: si adesso mi alzo e arrivo. Senza pensarci troppo gli dico di starsene pure a letto, perché ormai non sarebbe mai arrivato in tempo. Chiamo immediatamente con molto dispiacere la mia riserva, ma la voce che sento dall’altra parte del telefono mi fa capire che ho a che fare con tutt’altro tipo di persona, mi dice arrivo subito nonostante abiti a Milano. In questo racconto non ho mai fatto nomi ma questo lo devo fare, grazie Roberto Minini.

Ripartiamo, si sale anche in 3^ posizione per poco però ci ricacciano in 4^, poco male. Dopo la pausa notturna verso le 8,00 ricomincia la musica e io ritiro fuori il mio megafono, nel frattempo arrivano a trovarci altri nostri atleti con al seguito i familiari, altri dolci, altre bibite e soprattutto altre chiacchiere. Ore 10,00 è finita, si comincia a smontare il tutto, c’è un po’ di delusione x il 4° posto, ma felici x il 2° posto femminile. Sono stanchissimo, non ho dormito neanche un minuto ma sto già pensando al prossimo anno, intanto ci godiamo queste due giornate che senz’altro hanno ottenuto lo scopo che io speravo, unire ancora di più i nostri atleti e soprattutto conoscere i nuovi.

Baci e abbracci e andiamo a casa. Un’unica parola x chiudere: GRAZIE.

Pietro B.

 

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